mercoledì 9 dicembre 2015

La recensione di Scritto nel Sangue su Bostonian Library

Endimione, l'amministratrice di Bostonian Library, ha recensito "Scritto nel Sangue" sul suo blog, dedicandogli tante belle parole.

Se siete interessati, trovate la recensione proprio qui:

http://bostonianlibrary.blogspot.it/2015/12/d-come-dicembre-come-domenica-con.html

martedì 1 dicembre 2015

Tanti auguri a me, ma anche a noi, voi, essi.

Oggi è il mio compleanno e per festeggiare, invece che chiedere il solito regalo, sarò io a regalarvi qualcosa, ovvero una copia in ebook di Scritto nel Sangue!:)
Le regole sono semplicissime: per tutta la giornata di oggi, fino a mezzanotte, ogni persona che condividerà questo post su Facebook, riceverà GRATIS una copia del libro. Facile no?
Fatevi avanti siore e siori!

giovedì 26 novembre 2015

Giveaway su Blog Expres!

Scritto nel Sangue partecipa al Giveaway natalizio promosso da Blog Expres!
Se desiderate ricevere una copia gratuita e cartacea del mio libro non dovete far altro che cliccare sull'immagine e seguire le istruzioni:

http://blogexpres.blogspot.it/2015/11/christmas-box-giveaway-20-cartacei-in.html

lunedì 23 novembre 2015

Una di quelle giornate

Oggi è una di quelle giornate che te ne vuoi solo rimanere rintanato a letto a pensare a qualcosa che non si realizzerà mai, nonostante il sole che spacca in quattro il 23 di novembre. Quelle in cui non te ne frega nulla, in cui respiri solo perché devi, non perché vuoi. In cui apri gli occhi e osservi il soffitto, senza avere nessuna forza in corpo da quanto ti senti svuotato, privo di qualsiasi spinta o motivazione; cazzo anche solo per uscire sul balcone a vedere il cielo.
Oggi è una di quelle giornate in cui ti senti la merda addosso, la senti traboccare fino alla gola, ma sai che è giusto, perché è così che deve andare.
È una di quelle cazzo di giornate dove non hai una sigaretta e ti viene voglia di fumare, ma non hai davvero nessuna voglia di vestirti per uscire e andare a bruciarti la vita dal tabaccaio, .
È proprio una di quelle cazzo di giornate.

giovedì 19 novembre 2015

Crash

Crash
Il rumore di qualcosa che si rompe.

Ci sono giorni in cui l'unica cosa che puoi fare è alzare il colletto, chiudere il giubbotto, e sperare che la tempesta passi.
Quei giorni in cui hai freddo, anche se è novembre e ci sono 24 gradi. Quando non riesci più a ridere e nemmeno più a berci su, come dicevano i Derozer. Sono sicuro che esista un motivo per cui a volte vieni preso a bastonate senza motivo, fino cavarti il respiro dalle cellule. È sempre lì quel caro vecchio bastone, pronto a spaccarti i denti, proprio quando pensi di aver superato, di esserti lasciato alle spalle tutte quelle cicatrici e suture, con cui hai messo insieme i pezzi.
Così si tira avanti, si alza il colletto e si aspetta.

"Mena il tuo colpo più duro, amico. Non mi fai paura."

E paura non ne ho per nulla. 
Però a volte, cristoddio, anche un colpo medio andrebbe bene, invece del solito spezza rotule.

lunedì 16 novembre 2015

Stralci di Heralds

"Credettero di sentirlo ridere mentre, in piedi sulla cappotta e con il Remington fra le mani, sparava all'impazzata all'interno del mezzo.
Colpì il guidatore in pieno sfracellandogli la testa, la quale esplose in mille pezzi come un'anguria troppo matura, insozzando l'abitacolo di sangue e pezzi di cervello. Continuò a sparare lungo tutta la carrozzeria, mentre il furgone sbandava pericolosamente oramai privo di controllo, fino che il fucile non fu scarico; poi s'inginocchiò, avvicinandosi velocemente ma con attenzione allo sportello del guidatore e, infilata la grossa mano nel finestrino, aprì la portiera.
Afferrò il cadavere e lo spinse fuori dal mezzo, facendolo rotolare sulla strada sterrata, poi si introdusse all'interno dell'abitacolo, facendosi largo in tutto quel carnaio e si sedette al posto di guida."

giovedì 5 novembre 2015

Aggiornamenti

E così anche  è passato, senza gravi conseguenze, ma portando anzi qualche succosa novità nella sfera personale.
Il nuovo libro sta procedendo molto bene, anche se si è sfortunatamente ridotto il tempo che posso dedicare alla scrittura: con la conclusione del capitolo 11, ho ufficialmente fatto il giro di boa superando la metà.
Questa estate speravo che, giunto a novembre, sarei stato un po' più in là, almeno a 3/4, poi tra una cosa e l'altra, è successo un po' di tutto.
Comunque, sono a metà.
A metà di un nuovo libro che sto prendendo con estrema calma, che racconta una storia banalmente semplice e che mi sta divertendo un mondo.
Magari un giorno, quando sarò un po' più vicino alla conclusione, vi racconterò com'è nato il progetto Hell's Heralds (titolo provvisorio, ma semi definitivo) e di come, nell'arco di alcuni mesi, si sia completamente trasformato da romanzo thriller/investigativo, a una roba d'azione semi continua.
Quello che mi piace di più di questo progetto, è che, al di là della struttura lineare che mi facilita di parecchio le cose, sta filando via liscio come l'olio e anche le parti della documentazione sono sempre interessanti, almeno per me; mi è per esempio capitato di iniziare a scrivere ed essere in dubbio su una cosa (in quel momento era un'arma da fuoco) e, letteralmente, usare tutto il mio tempo a disposizione solo a leggere articoli sul funzionamento di un fucile calibro 12.
(Come avrete capito, Hell's Heralds, non è ne il seguito di Scritto nel Sangue, ne un fantasy classico di ambientazione medievale)
Stay tuned, le novità arriveranno presto

martedì 13 ottobre 2015

Vota Scritto nel Sangue su Loving Books!

La simpaticissima Jessica, admin di Loving books​ ha lanciato un piccolo sondaggio per votare la migliore cover autopubblicata.
Scritto nel Sangue​ è tra le dieci fortunate cover da votare, quindi dateci dentro!

Maggiori informazioni, qui:

http://lovingbooks89.blogspot.it/2015/10/30-cover-random-scegliamo-la-miglior.html

martedì 6 ottobre 2015

Abbiamo perso

Ho camminato per centinaia di chilometri, ho lasciato un pezzo di me in ogni città in cui sono stato, anche se magari ero solo di passaggio o ci ho visto solo l'aeroporto.
Milano, Pisa, Torino, Bologna, Firenze, Bari. E poi Barcellona, Dublino, Francoforte, Londra. Ogni volta che vado in qualcuna di queste o in altre che non ho scritto, mi torna alla mente un pezzo della mia vita, un luogo, una persona.
Quante partite perdute che ho giocato. Quante mani balorde mi sono capitate fra le dita; eppure ho sempre giocato fino alla fine, anche a costo di rimanere in mutande, figurativamente e letteralmente.
Quindi un'altra sconfitta che sarà mai? Solo una cicatrice, un cerotto, l'ennesimo.
Riflettevo oggi, mentre camminavo da due ore nel centro di una città che avevo già vistato (era l'anno scorso, con degli amici venuti da Marostica, Lecco e Bologna), che quelli come me perdono sempre. E non è una forma di commiserazione, ne un tentativo di ricevere empatia: siamo destinati a perdere. Qualcosa, qualcuno.
Soprattutto quando dio o chi per lui (chiamatelo destino, se volete, io la chiamo sfiga), si mette a fare il birichino.
Abbiamo perso, tesoro.

Nessun lieto fine.

martedì 29 settembre 2015

In media res

Ci sono persone che ti capitano in mezzo alla vita quando meno te lo aspetti.
Entrano a passo di danza in quella stanza che è il tuo Io e sembrano esserci sempre state.
Ci parli e pensi "Ma dove sei stata tutto questo tempo?" perché probabilmente le conosci da sempre. È strano, eppure succede. Queste persone con cui instauri subito un'affinità che non credevi di mettere nuovamente a disposizione di qualcuno, perché la fregatura è sempre dietro l'angolo.
Eppure.
Ci parli di cose di cui non parlavi da decenni non solo con altre persone, ma addirittura con te stesso, perché non ti fa paura farlo e non ti vergogni di quello che potrebbe pensare. Ti metti a nudo e lei semplicemente sorride; poi si mette a nudo anche lei, ti racconta dei suoi peccati e alla fine ti chiede "Ora non mi vuoi più parlare?". E perché non dovrei?
E infatti continuo a parlarci. Perché è bello farlo e perché, per una volta, sembra tutto così dannatamente... giusto. Normale, perfino.


martedì 22 settembre 2015

Tsunami

Una sera di tanto tempo fa, A. chiama per dirmi: «Sabato tieniti libero che andiamo a vedere i Sikitikis»
«E chi cazzo sono?» rispondo io.
Era il periodo che A. scopriva tutti questi gruppi "nuovi" e "strani", mentre io ancora ascoltavo Elettrodomestico dei Punkreas. E sì, avevo già passato da parecchio i 18.
Ma alla fine non era importante. Non è mai stato importante il "dove" o il "come", quanto il "con chi" e il "birre ne abbiamo?"
E così si parte, come è stato da che abbiamo la patente e com'è ancora adesso: in tre sulla Fiesta di A. che dirle "zozza" è farle un complimento, con cui abbiamo girato praticamente mezza Sardegna.
Siamo io, A. che guida (e che nessuno si azzardi a guidare al posto suo) Anto, con il suo fido cappello in testa per nascondere le calvizie e mezza cassa di birra ichnusa. Che la strada da fare è tanta, 150km per arrivare a Oristano e ci vuole qualcosa da bere per il viaggio. C'è sempre voluto qualcosa da bere per il viaggio, sia quando andavamo con la vecchia 500 a Cagliari e anche adesso, che al posto della birra ci facciamo i bibitoni di vodka e coca cola.
Partiamo insolitamente presto, verso le 6 (il concerto era alle 10 "trattabili", visto che qui in Sardegna l'orario è sempre indicativo) perché Anto rompe il cazzo "Così possiamo sdraiarci prima del concerto", dice lui e insolitamente organizzati (ché anche dopo tutti questi anni di zingarate, riusciremmo a fare tardi pure al nostro funerale) con Anto che ha la borsa frigo e le birre, A. che ha fatto benzina ed io che non ho fatto un cazzo.
All'altezza di Bonorva, ovvero a metà percorso, la metà cassa di birra ci saluta perché ce la siamo scolata tutta e urge correre ai ripari: non ci si può interrompere con mezza ubriacatura, quando ci sono ancora una settantina di chilometri da percorrere. Facciamo quindi una deviazione a Macomer, entriamo nel primo Sisa aperto e compriamo un'altra mezza cassa di birra che ci permetterà di arrivare a Oristano mezzi storti; cerchiamo il locale dove si terrà il concerto e ci sdraiamo qualche ora in macchina.
Verso le 9 entriamo dentro, paghiamo il biglietto e incontriamo L., che arriva da Siniscola e con cui abbiamo appuntamento. Inizia il giro di cocktail; all'epoca eravamo fissati a bere Long Island e ce ne scoliamo due a testa, ché la sete è prepotente e bisogna riacchiappare in qualche modo la mezza accensione del viaggio.
Il concerto inizia, ma io sono impegnato a scrivere messaggi con la mia ragazza di allora e, complice anche il quarto o quinto cocktail, non è che sono proprio lucido.
Poi non conosco manco una canzone e quindi di pogare non c'è proprio voglia.
Con l'ennesimo drink in mano, mi avvicino al palco e il gruppo inizia a suonare una canzone.
Il cantante si mette a petto nudo, scoprendo i tatuaggi che sembrano volergli scappare dal corpo e parte il testo.
"Quando l'ha incontrato, quando è stata vicino a lui, quando ha sentito il terremoto, non poteva pensare a me"
Sento questa frase, che mi colpisce come un pugno allo stomaco.
"Non poteva farsi venire i sensi di colpa, mi trema la voce mi trema il pensiero e CADE L'INTONACO DEL MIO PALAZZO SULLE MACCHINE!"
Sono lì, inebetito, mentre tutta la sala inizia a saltare, a urtarsi e a urtare; a cantare, a ballare e a baciarsi. Io lì, fermo, con quella che doveva sicuramente essere la faccia di un pazzo.

Poteva essere una qualsiasi canzone, di un qualsiasi concerto, di un posto qualsiasi. E invece fu proprio lì, con una sbronza da schifo in corpo e un cocktail nella mano che sentii Tsunami per la prima volta. 

La ascolto tutta, attentamente, assaporo il testo come fosse un pezzo di vita che mi scorre davanti, un cazzotto dritto nella testa.
"Ragazzo forte non piangere, niente può fare più male di così. Quando sei triste, fai come me, il mondo in ginocchio... e noi a ridere."

La canzone finisce, il cantante dice qualche parola, ma io non lo ascolto: il pezzo è finito, la magia è finita e io torno dietro, a ordinare qualcosa da bere.
Qualche minuto dopo, dovrò correre fuori per vomitare anche l'anima, ma le due cose non sono collegate.

Quella serata finì con una vomitata, una marea di alcool e noi, di ritorno da Oristano, che prendiamo le vie più stronze per colpa del navigatore satellitare, che ci fa percorrere tutti e dico, tutti i paesini costieri. Ho questo vivido ricordo di me che a un certo punto mi sveglio in macchina, mi guardo attorno e siamo fermi di fronte a un cartello stradale.
«A. ma dove cazzo siamo?»
«NON LO SO! NON LO SO!!!»

Passano alcuni anni e io mi sono appena mollato con la mia fidanzata, sono in auto e ascolto praticamente in loop Tsunami. È l'unica cosa che le mie orecchie riescono a tirare giù, mentre ripenso a quello che è successo con quella che è la mia (appena) ex e di come sia del tutto simile al testo di Tsunami. Perché anche lei, certamente non poteva pensare me, ne farsi venire alcun senso di colpa.
E quindi eccomi qui che ascolto Tsunami, cercando di trovare la forza di ridere mentre tutto il mondo, il mio mondo, è a pezzi, disintegrato.
Ed io rido come un coglione.

Passano ancora gli anni e ora so chi sono i Sikitikis: dopo quella serata ad Oristano presi il loro album e lo ascoltai tutto e così feci con i precedenti e i successivi e quando sono in zona, non mi perdo un loro concerto.

Qualche mese fa, eravamo al solito circolo preso in gestione da Anto che, per finire la stagione invernale, ingaggia Diablo, ovvero il cantante dei Sikitikis. Chiaro che ci dobbiamo essere anche noi, possibilmente ubriachi come al solito.
Fa una bella serata Alessandro (questo il suo vero nome) e, a fine concerto, complice una sbronza imperante (ché senza coraggio liquido non mi sarei mai avvicinato), mi accosto da lui per scambiarci due chiacchere.
È un ragazzo alla mano, parliamo del più e del meno, mentre una tipa cerca di...boh probabilmente provarci. Con lui, non con me.
Gli racconto questa storia, la mia storia, di come ho conosciuto i Sikitikis e di come Tsunami mi abbia aiutato davvero in quel periodo di merda, quando una delle mie ex mi mise le corna mentre era in vacanza.
Gli racconto questa storia e poi concludo: "Tsunami era l'unica canzone che riuscivo ad ascoltare e che riusciva a risollevarmi il morale; è per questo che, quando verrete qua in zona, io ci sarò anche solo per un saluto, ve lo devo."
Lui mi ascolta, forse pensa che lo prenda per il culo, poi sembra vagamente imbarazzato e probabilmente un po' lusingato e mi ringrazia; mi ringrazia perché, dice, è il complimento migliore che gli potessi fare. Mi ringrazia perché gli fa davvero piacere e si vede, che una sua canzone mi abbia colpito così a fondo.




Il mondo in ginocchio e noi a ridere.

lunedì 21 settembre 2015

Il ragazzo di mezzo

È un po' che ci riflettevo in questo periodo e alla fine ho trovato più o meno la forza e la voglia di buttare giù questi miei pensieri: io sono il ragazzo di mezzo.
Non credo di essere un brutto tipo, probabilmente ho un carattere particolare (un modo gentile per dire che sono un rompipalle), conosco abbastanza bene i miei difetti e ho imparato ad apprezzare i miei pregi, che non sono ne pochi ne molti. Sono tutto sommato una persona nella norma, cui piace giocare, scopare, bere, divertirsi e a volte anche amare.
Ho avuto alcune relazioni in trentatré anni di vita, alcune sono finite male (la maggior parte) altre bene (giusto una) e quello che ho imparato (a parte il dover chiudere sempre i flaconi dello shampoo e ad abbinare i colori) è che io sono il ragazzo di mezzo; sono il ragazzo che le donne hanno prima di trovare il vero amore.
Giuro, sistematicamente succede così: vuoi che mi tradiscano con il loro futuro sposo, vuoi che mi lascino e dopo qualche tempo (solitamente poco) trovino la persona giusta, io son sempre quello che prepara la venuta dell'amore nelle donne. Dovrei farlo come professione.
E mi sarei anche un po' rotto il cazzo, in realtà.

lunedì 14 settembre 2015

Rientro alla vita civile

Salve a tutti e bentornati su questo blog, per chiunque sia all'ascolto!
Forse qualcuno di voi si sarà chiesto che fine avessi fatto e perché sono praticamente sparito dall'internet per un mese e mezzo.
Cos'è successo? Beh in realtà è molto semplice: dall'inizio di Agosto fino a tre giorni fa, ho lavorato nella cucina di un ristorante a 10-11 ore al giorno e non ho avuto letteralmente tempo materiale per mettermi a scrivere. Forse un giorno racconterò la mia esperienza (ce ne sarebbero di cose da dire), per ora mi limiterò a dirvi che ho ripreso a scrivere e che questo periodo di lavoro mi ha dato molto tempo per pensare ad alcuni sviluppi.
Restate connessi, qualcosa nel cilindro la tirerò comunque fuori!

sabato 22 agosto 2015

lunedì 10 agosto 2015

Star Wars e le politiche antiterrorismo (Post ad alto contenuto nerdistico)

Già in Clerks (il primo episodio, notoriamente superiore del seppur delizioso seguito), si sollevava una questione spinosa, ovvero gli appaltatori esterni nella costruzione della Morte nera:

 
Nulla da eccepire in questo discorso.
Mi è però venuta in mente un'altra singolare interpretazione di Star Wars, ovvero come viene trattata la ribellione ed il terrorismo.
Ne la trilogia originale (Una nuova speranza, l'Impero Colpisce ancora ed il Ritorno dello Jedi), ci in viene detto per tre film che Luke, Leila e compagnia cantante siano i ribelli buoni che si oppongono all'impero brutto e cattivo, cosa di per sé più o meno giusta, almeno se si vuol seguire l'interpretazione classico; ma ora essi sono ribelli o terroristi?
Nei tre film non ci viene mai mostrata quale che sia la politica dell'impero in generale e neanche nel particolare (a parte nel primo film in viene polverizzato il pianeta madre di Leila, ma viene poi riconosciuto come covo di ribelli, quindi la cosa è più o meno giustificabile).
Certo, tutto il potere è accentrato nelle mani dell'Imperatore (che ci viene mostrato solo nel terzo film come un arcigno vecchiazzo che vuol corrompere Luke) e quella ciofeca della nuova trilogia certo non aiuta nella comprensione delle politiche governative; ci viene solo mostrato (e male anche) come viene attuato il colpo di stato. Certo Vader si lascia prendere la mano coi massacri, ma inevitabilmente tutte le dittature nascono più o meno in questo modo ovvero: eliminazione della fazione opposta (e qui c'è l'imbarazzo della scelta, dalla semplice eliminazione fisica, alle sparizioni, al confino eccetera eccetera), accentramento del potere in un unico organo o persona (in questo caso l'imperatore), ed instaurazione di un regime, in questo caso di stampo militare, con un esercito di cloni comandati da normali esseri umani. Indiscutibilmente pare essere un regime dittatoriale, almeno nella sua fondazione.
Della sua gestione però, nulla ci viene detto; si può solo supporre , sopratutto nella trilogia originale, che tipologia di dittatura sia. Certo la visione di Vader prima e dell'Imperatore poi possono farci supporre che loro siano cattivi, ma solo essenzialmente perché sono brutti e/o deformi, non perché compiano un qualche atto notoriamente e crudelmente malvagio di per sé: Vader si limita a schiacciare ogni resistenza coi suoi metodi (che sono brutali, ma anche nella realtà di tutti i giorni esistono i poliziotti brutali e buoni, quindi non fa poi molto testo), e questo è quanto, non abbiamo altri esempi se non lui.
Ora torniamo ai ribelli.
Non ci viene mai mostrato molto della ribellione in sé e per sé, ma si può ragionevolmente supporre che durante le insurrezioni ci siano stati ribelli che abbiano causato (volontariamente o meno) vittime anche fra la popolazione civile; qualsiasi ribellione in fin dei conti comporta delle vittime anche fra gli innocenti (vedi appunto il filmato di cui sopra in cui vengono spazzati via anche gli appaltatori della Morte Nera che sicuramente non erano cattivi di per sé) e sicuramente ci sono stati altri casi (via, gli Jedi non si son mai fatti molti problemi ad uccidere i loro avversari, gli esempi sono molteplici) anche se nei film non ci vengono mai mostrati. Se notate infatti, i ribelli non si sono mai fatti particolari scrupoli ad uccidere.
Non ha importanza alla fin fine quale sia l'ideale che seguono, se anche loro applicano la filosofia de "il fine giustifica i mezzi"; un terrorista da cosa si distingue da un ribelle?
Forse un terrorista colpisce il potere costituito indipendentemente dalle "casualties of war" (ovvero "vittime di guerra" come dicono gli americani, specialisti in tal senso) non facendosi scrupoli se l'obbiettivo è importante o meno (vedi appunto la Morte Nera, un obbiettivo fondamentale, ma che ha comportato l'uccisione anche di molti innocenti), mentre un ribelle cerca di non provocare uccisioni indiscriminate e di colpire il potere tramite mezzi non-violenti o comunque senza provocare vittime tra i civili o tra quelli che non possono/vogliono far parte di una delle due fazioni.
Possiamo dunque considerare Luke, Han, Leila, Lando eccetera dei terroristi?
La risposta, come al solito, è dalla parte di voi lettori.

venerdì 31 luglio 2015

Te ne stai lì nella mia testa protetta dai ricordi e vinci sempre, non senti ragioni e non ti muovi; oscuri ogni presenza, sgretoli ogni mano che mi tocca.
Mi colpisci dritta fra stomaco e cuore e non te ne vuoi proprio andare.

giovedì 23 luglio 2015

La mia intervista su Emozioni in Bianco e Nero

La bellissima, gentilissima e in gambissima Noemi di "Emozioni in Bianco e Nero", ha deciso di intervistarmi per il suo blog, in cui parlo a ruota libera di un po' di tutto, anche di qualche progetto in corso.
Se siete interessati a leggere i miei sproloqui, la trovate qui:

http://emozionidiunamusa.blogspot.it/2015/07/we-talk-together-10.html

martedì 14 luglio 2015

lunedì 13 luglio 2015

Con il nuovo libro sono appena arrivato a 160.000 caratteri, ovvero circa 27.000 parole, ovvero 80 cartelle.
E sono a circa a metà; non c'è male direi.

venerdì 10 luglio 2015

Scritto nel Sangue - La recensione di Emozioni in Bianco e Nero

Noemi, l'amministratrice di Emozioni in Bianco e Nero​ ha scritto un sacco di parole belle su "Scritto nel Sague" nel suo blog e fatto lievitare la mia autostima quanto un muffin al cacao. Godetevela con me:

http://emozionidiunamusa.blogspot.it/2015/07/scritto-nel-sangue-di-andrea-alfonso.html

giovedì 9 luglio 2015

Giveaway e novità estive!

Come forse qualcuno avrà notato, nella barra laterale ho inserito un bottoncino con su scritto "Giveaway - 50 Books for Summer".
Di cosa si tratta?

Giveaway!

Beh è molto semplice: è sufficiente andare sul blog http://neversaybook.blogspot.it, lasciare un commento e si avrà la possibilità di vincere una copia (cartacea e non) di uno dei romanzi messi a disposizione, fra cui anche il mio "Scritto nel Sangue".
Fico eh?
Le regole sono semplici:

- Seguire il blog http://neversaybook.blogspot.it pubblicamente con Google Friends Connect.
- Lasciare un commento sotto il post http://neversaybook.blogspot.it/2015/07/giveaway-50-books-for-summer.html in cui scrivete perché vi piace leggere, il nome con cui seguite il blog, email per essere contattati in caso di vincita, vari link di condivisione, i vostri nomi nei vari social network.
- Condividere l'evento nei social network che possedete e cliccate +1 alla fine del post.
- Prelevare uno dei banner dalla pagina http://neversaybook.blogspot.it/2015/07/giveaway-50-books-for-summer.html e inserirlo nel vostro sito

Tutto qui.

L'autrice del blog, sceglierà i ventotto commenti più belli, poetici e che traboccano di passione per la lettura e tra questi -insieme agli autori- selezionerà i vincitori.

Andando su questa pagina (http://neversaybook.blogspot.it/p/summer-giveaway-2015.html) troverete i link dei libri in palio. Dovreste mettere ''Mi piace'' nelle loro pagine Facebook e sbirciare i loro vari link.

Importante: Se non si raggiungeranno i cinquantasei partecipanti il giveaway potrebbe essere cancellato quindi partecipate numerosi!

sabato 27 giugno 2015

Hey tu chi sei?

La cosa che mi ha sempre lasciato un po' stupito di quando scrivo qualcosa, è che non ho bisogno di un'atmosfera particolare, ne di esigenze particolari: in genere, se mi sento in vena, mi metto al pc, un po' di musica (anche se spesso basta il silenzio) e via che si va.
Specifico questo perché conosco svariati personaggi che per scrivere hanno bisogno dell'atmosfera giusta, una colonna sonora adatta, abbassare le tapparelle, la sigaretta sulle labbra - come se la loro vita fosse un film noir.
La cosa buffa, ripensandoci, è che magari sto scrivendo qualcosa di particolarmente macabro, e sullo stereo sto ascoltando canzoni romantiche.

Me ne sono accorto prima, mentre buttavo giù questo paragrafo del nuovo romanzo:

Sammy osservava la scena come in preda ad un freddo torpore; aveva passato in rassegna i cadaveri alla ricerca di Bez e aveva finito per riconoscere persone che solo qualche ora fa aveva intravisto o salutato, qualcuno che addirittura conosceva.
C'era Jess, con la gola squarciata da una pallottola, riversa su di un corpo reso irriconoscibile dal sangue; uno di quelli che aveva conosciuto qualche giorno prima alla clubhouse, era sdraiato per terra in una posizione innaturale, con il sangue che gli insozzava il petto maciullato. Non ricordava come si chiamasse, forse Birds o Cole chissà, eppure ecco lì la sua faccia, troppo giovane per morire a quella maniera, con la bocca spalancata e gli occhi sbarrati, quasi fosse cristallizzata in un espressione di stupore terrorizzato.
Ed ascoltavo questa canzone:




venerdì 26 giugno 2015

Parenti

Incontro per strada una mia zia che non vedo da un po', ci salutiamo e, mentre cerco di aggirarla per non dovermi fermare a parlarci, quella mi sbarra il passaggio costringendomi a fermare i miei passi ed attacca bottone.
Solite domande di rito ("A casa tutto bene?" "L'università?" "Il Lavoro?"), poi scatta la bomba:

«Ma com'è questa storia che ha scritto un libro, eh?»
«Che ti devo dire» rispondo, tranquillo. «Avevo una storia e l'ho messa giù.»
Lei sorride. «Ah, il mio nipote scrittore
Lo dice con quel tono lì, quello che identifica la parola scrittore, come fosse una divertentissima presa per il culo che solo lei può capire.
Faccio spallucce e lei prosegue.
«Ma guarda che l'ho letto eh, mi è proprio piaciuto! Fin da piccolo anche tua mamma lo diceva che a scrivere non ti batteva nessuno!»
«Ah, ma l'hai preso quindi?»
«Sì, sì, certo! L'ho finito giusto l'altro giorno.»
Penso velocemente al report delle vendite del mese in corso, poi chiedo: «E ti è piaciuto?»
«Molto, sì» risponde. «Anche se un po' macabro no? Non me l'aspettavo proprio.»
«E ti è piaciuta la parte con il drago che fa quel macello in città?»
«Quella forse è la parte migliore del libro» risponde con un sorriso, poi passa a qualche altra domanda e finalmente sono libero di andare per i fatti miei.

Indovinate cosa non c'è nel libro?

lunedì 15 giugno 2015

Scritto nel Sangue, la recensione di Tanabrus

Tanabrus, un blogger che stimo molto non fosse che mi ha fatto scoprire quel genio di Sanderson, ha recensito Scritto nel Sangue sul suo blog. Lo ringrazio vivamente per il tempo che ha concesso al mio manoscritto, dimostrandosi nel contempo una persona squisita. Qui la recensione:

https://torreditanabrus.wordpress.com/2015/06/14/scritto-nel-sangue/

lunedì 8 giugno 2015

La burocrazia che ti può aiutare - Parte 3

[Parte 1] - [Parte 2]

Avevamo lasciato il nostro eroe (cioè io), con un faldone di fogli che sono finiti tutti nel tritarifiuti e con, finalmente, in mano il maledetto ISEEU.
Una volta ottenuto l'agognato documento (che ripeto essere una copia-carbone di altrettanti documenti perfettamente identici degli ultimi cinque anni, in cui cambia solamente la data), mi avvio a tornare in quel di Sassari per regolarizzare la mia situazione.
Aspetto quindi il lunedì, visto che il maledetto ufficio è aperto solamente il lunedì mattina o il martedì pomeriggio e mi metto in marcia con un'ora e mezza di anticipo, per non trovare fila.
Arrivo lì che sono le otto e mezza, e ci sono già quindici persone davanti a me.
"Ma cristoddio" penso "a che minchia di ora bisogna venire per non trovare gente?"
Recupero il numeretto e mi va sostanzialmente bene, sono il numero tre, essendo gli altri impegnati con altri sportelli.
Mi metto dunque in attesa, mentre la piccola e soffocante stanzetta, lentamente e inesorabilmente, si riempie di gente.

Arrivano le 9:30, si aprono le porte ed io mi metto diligentemente in fila.
Ora, sapete come sono fatte le code no? Si annuncia il numeretto, solitamente da uno schermo digitale e si va allo sportello indicato. Per snellire le cose, in genere ogni fila è distinta dalle altre, per cui si avrà, tipo il 28A che deve andare allo sportello A, il 37B che va allo sportello B e così via.
Tutto bello e edificante, non fosse che solitamente (e questo capita sistematicamente OVUNQUE, che sia in banca, in posta o al comune), l'omino dietro lo sportello A inizia a ricevere gente anche dallo sportello B, per cui quando è il tuo turno, vieni tranquillamente glissato da una decina di persone che ti passano davanti, perché l'omino ha deciso di occuparsi anche della fila del collega.
È chiaramente quello che succede a me: mi passano davanti cinque persone prima che inizi a salmodiare qualche bestemmia. Alla decima, inoltro protesta cui mi viene risposto un laconico "Aspetti il suo turno".

È quindi con questi sentimenti di gioia e speranza che mi avvicino, dopo un'ulteriore attesa di tre quarti d'ora.
La tipa, quando mi vede mi riconosce subito.

«Salve! Ha portato l'ISEEU?» pigola con un sorriso a trentaquattro denti.
Io non dico nulla, temendo ciò che potrebbe uscire dalla mia bocca in quel momento e le piazzo il foglio davanti.
«È giusto in ritardo di qualche settimana» mi dice, sempre con quel fottuto sorriso. «È fortunato sa, perché io in teoria non potrei più farle questa cosa, perché i rendiconti avrebbero dovuto chiudere la scorsa settimana, mentre sono fortunatamente in ritardo. Fortunatamente per lei, intendo.»
«Guardi che non è che io ho portato sto foglio ora perché, boh, stavo giocando con le barbie fino ad oggi eh?»
Lei alza un sopracciglio e mi guarda con la faccia de "Ma chi vuoi prendere per il culo, amico mio?" però fortunatamente non dice nulla e continua ad immettere i dati nel computer.
Dopo alcuni minuti, volta lo schermo verso di me.
«Ecco fatto, ora lei deve pagare questo e quest'altro. Poi, visto che ha portato la documentazione in ritardo, dovrà pagare la mora.»
«Quant'è?»
«Cinquanta euro. Dai, non sono mica tanti eh?» e ride.
Cioé, ride. E non solo, perché continua con: «Certo, sarebbero stati meglio nella sua tasca piuttosto che darli a noi eh?» e continua a ridere.
Io la guardo.

Mi tornano in mente quei ragazzi della Columbine, assieme a quel mezzo coreano di qualche anno fa che stabilì il record; poi mi torna in mente il tizio ad Aurora, che alla prima di The Return of the Dark Knight, imbracciò il fucile e iniziò a sparare.
Ho un'immagine vivida di lui, al processo, con la divisa arancione, i capelli rossi e lo sguardo stordito, come fosse sotto effetto di valium.
Quando fu condannato, Holmes (questo il suo cognome, un cognome che evoca nobilissimi ricordi), fu molto sorpreso di essere tradotto in prigione e chiese il perché si trovasse lì.

Io aborro la violenza e non imbraccerei mai un fucile ma, in quel momento, ho empatizzato per quel povero ragazzo che chissà, magari gli stava semplicemente sul cazzo il bigliettaio del cinema.

Mi riprendo da quei sogni ad occhi aperti e tento di moderare le bestemmie che mi stanno per venire fuori dalla bocca.
«Senta» dico. «È un mese che sto appresso a questo fottuto foglio. Un-mese. Prima voi non mi mandate la mail per avvisarmi di inserire i dati, poi il CAAF mi dice che non può farmene una copia perché nel frattempo è cambiata la legge e devo rifare tutto daccapo. E solo per questo ci son volute tre e dico tre settimane. Ora io son qui, davanti a lei che mi dice che devo pagare ulteriori cinquanta euro di mora per uno sbaglio che sostanzialmente avete fatto VOI e ride. Cioè, lei sta ridendo.»
La guardo ed il sorriso le si è cristallizzato in faccia.
«E mi sta pure prendendo per il culo. Ma mi dica, c'ho scritto sulla fronte "imbecille" per caso?»
Silenzio di tomba.
La tipa nello sportello li di fianco mi guarda, così fa la persona che stava servendo. Mi guardano a bocca aperta, l'ufficio è stranamente silenzioso, un silenzio irreale.
Forse si aspettano che da un momento all'altro tiri fuori una pistola, non lo so.
«Allora?» chiedo, gelido.
«Ehm io, cioé...»
«No dico, ho scritto sulla fronte imbecille? Guardi, sto anche perdendo i capelli, quindi mi è diventata pure bella spaziosa, dovrebbe essere facile da vedere la scritta. C'è?»
La tipa non risponde, digita le ultime due cose e si sente la stampante entrare in azione. Il silenzio si taglia col coltello, scandito solamente dai TA-CLACK della stampante che in trenta secondi sputa fuori un foglio.
La tipa si volta, lo prende e senza guardarmi me lo porge.
Io fisso il foglio per qualche secondo, poi fisso lei. Afferro il maledetto, alzo i tacchi e me ne vado.

Ancora una volta il nostro eroe ha vinto (?).

lunedì 25 maggio 2015

La burocrazia che ti può aiutare - Parte 2

[Parte 1]

È una ridente mattinata di aprile, fa un caldo bestia perché primavera non bussa ma entra sicura ed io son chiuso dentro la sala d'aspetto di un polveroso ufficio, facendo la fila al CAAF, dopo che ho preso appuntamento il giorno prima.
C’è poca gente per fortuna e tempo mezzora sono dentro. Mi accoglie una signora sulla quarantina che giudico “notevole”: capelli ricci neri e folti, un davanzale da quarta abbondante, jeans piuttosto attillati e t-shirt. Son lì che penso a come farmela sulla scrivania, dopo aver rovesciato tutto per terra, quando lei mi chiede cosa può fare per me.
Scanso i discorsi sessuali e le spiego cosa mi serve.
«E quindi niente, mi serve l’ISEEU del 2014.»
«Non del 2015?»
«No, no quello dell’anno scorso.»
*clickete*clickete*
La tipa batte sulla tastiera il mio nome. «Ah sì eccolo qua. Dunque, qui risulta che lei l’ha fatto…»
«Come ogni anno, sì.»
«Ecco. Solo che da febbraio 2015, in base alle nuove disposizioni ministeriali, non è più valido.»
«Ehm, cosa?»
La tipa, che scopro anche essere piuttosto simpatica, arrossisce (giuro) d’imbarazzo.
«Eh, sì. In pratica il governo Renzi ha cambiato tutto e deve rifarlo da zero.»
Ho la gola arida ed ho finito le bestemmie. Forse il suo arrossire era per non farmi pensare alla bestialità che ho appena sentito uscire dalle sue labbra.
«E quindi cosa devo fare?» riesco a mormorare dopo qualche minuto di silenzio esterrefatto, con ancora la vena che mi pulsa sulla fronte.
Lei caccia fuori un foglio e mi spiega la rava e la fava: c’è un elenco di tutto ciò che il governo richiede ai fini fiscali; dichiarazione dei redditi mia, dei miei, di mio fratello. Se abbiamo imbarcazioni. La targa di tutte le auto presenti in casa. Discendenza e albero genealogico fino alla quinta generazione.
Son lì che scorro l’elenco ancora basito, quando lei richiama la mia attenzione.
«E quindi mi deve portare tutta questa roba. Io immetto i dati nel pc e li invio al fisco e poi tocca aspettare la loro risposta.»
«E quanto ci mettono, quelli del fisco?» chiedo io che, visto come stanno andando le cose, mi aspetto il peggio.
«Due settimane» risponde lei, con la voce strozzata dall’imbarazzo. «Lavorative.»
Credevo di avere finito le bestemmie e invece la mia mente è una fucina di nuove invenzioni dialettiche.
«Questo vuol dire» dico io, pensando a torture e massacri che neppure la visione congiunta di Splatters, A Serbian Film e The Human Centipede 2 (che il primo era innocuo) potrebbe mai concepire. «Che mi toccherà pagare la mora.»
La donna quasi SPARISCE nella sedia.
«Non è tutto» pigola, da sotto la scrivania. «In base alle nuove regole, ora io le segno l’appuntamento, per poi prendere l’appuntamento VERO, per poi fare tutto ciò.»
Cerco di mantenere una sanità mentale, perché non ho davvero capito che cazzo ha detto.
«Scusi?»
«Sì ecco, vede…Ehm. In base alle nuove disposizioni ministeriali, noi abbiamo bisogno della delega per maneggiare questi dati sensibili.»
«Okay.»
«E quindi deve tornare qui con una carta d’identità, in modo che possa darci la delega. Una volta fatto le fisseremo un appuntamento per riuscire a fare l’ISEEU.»

La mia faccia esprime quel turbine di pensieri che non posso esprimere ad alta voce, pena l’arresto e l’internamento coatto in istituto psichiatrico.

«No ma dico, scherza?»
«Eh…»

E che devo fare.
Fisso l’appuntamento per il primo giorno disponibile (la settimana dopo) e me ne vado.
Passano i giorni e son di nuovo lì, fotocopia della carta d’identità alla mano. Ribecco al volo la stessa povera crista e in tempo record riesco a farmi fissare il vero appuntamento per poter fare sto benedetto ISEEU (un’altra settimana dopo).
Nel frattempo inizio a cercare, tra gli n-mila fogli che possediamo in casa, Cud vari, l’UNICO di mio fratello, foto alle targhe delle auto e cazzi e mazzi.
Passa pasqua, mi sbronzo e cerco di non pensare al carnaio che mi aspetta quando tornerò all’ufficio.
Mi presento in anticipo di un quarto d’ora con un faldone di documenti sotto il braccio che sembro un Testimone di Geova e scopro che in sala d’attesa ci sono venti (20) persone. Tutte che devono fare la dichiarazione dei redditi.
Età media 60.
Una vecchietta attacca bottone con me, che voglio solo superare un livello bastardo di One Finger Death Punch.
«Eh sa poi mio nipote anche lui doveva fare la dichiarazione dei redditi, solo che poi si è sbagliato ed ha compilato male un campo e le giuro eh giovanotto sono arrivati i carabinieri a casa e gli hanno controllato tutto, ma proprio tutto eh, questa gente non sa proprio cosa fare dalla mattina alla sera, sembrava dovessero arrestarlo da un momento all’altro, ma dico io…» si blocca, nota che io ho smesso di ascoltarla, ma questo non ferma il suo blaterare. «No perché poi deve sapere che mio figlio si è sposato con questa polacca e non le dico cosa ha dovuto fare per farle avere la cittadinanza, roba da non credere, pensi un po’! Sono stati assieme dieci anni, dico dieci, hanno fatto due figli poi si sono separati e lei è tornata in polonia, ma adesso vuole che i bambini vadano da lei, ma mio figlio non è che può lasciare il lavoro e partire così di punto in bianco perché poi il giudice ha detto che dovrebbero stare con la madre ed ha disposto l’affidamento congiunto però lei sta in polonia ed adesso non sa cosa fare…»

Se c’è un in inferno per le persone come me, io ci sono dentro.
Sento del trambusto a qualche metro da me: alzo gli occhi dal tablet e vedo un altro vecchio si sta lamentando a voce alta che ha preso l’appuntamento prima di pasqua, ma non hanno rispettato l’orario.
«Mi hanno detto alle 11 e sono le 11 e mezza! Ma non è possibile, sempre così!»
E via d’insulti.
Se la prende un po’ con tutti, anche con gente di altri uffici che passava lì per caso, che si trova di punto in bianco in mezzo ad turbine d’imprecazioni in algherese, molte delle quali non di mia conoscenza (e cui prendo scrupolosamente appunti) e che cerca di accampare scuse o semplicemente proferire parola tra un “Ammazzavus” e “Lus moltz chi t’acchipin”.
Alle 13, dopo che sono lì da due (2) fottutissime ore, tocca a me.
Rispunta fuori il milfone della settimana prima, cui oramai do del Tu perché tanto siamo entrati in confidenza.
Io do tutta la documentazione, lei inserisce i dati, li smandruppa un po’ e poi mi dice di richiamare fra un paio di settimane per vedere se il maledetto ISEEU è arrivato.
Tempo dell’operazione: dieci minuti.

Esco dall'ufficio, saluto i vecchi e corro via il più lontano possibile dall’edificio.


Continua.

martedì 19 maggio 2015

La burocrazia che ti può aiutare - Parte 1

È la fine di febbraio ed io, giovane virgulto, dovrei pagare una rata di tasse in scadenza il 28.
Controllo dunque sul sito apposito e mi viene comunicato che la scadenza è stata posticipata a metà marzo, con mia somma gioia.
Noto anche un'altra cosa che non mi garba moltissimo: essendo delle rate calcolate in base al reddito, in teoria dovrei pagare circa 700 euro, ma il sito mi restituisce un totale di 3800 euro da pagare in due comodissime rate da 1900 euro l'una.
“Hoybò” penso. “Non avranno ancora aggiornato i database.”
Non è poi così strano: ogni anno (e dico, ogni anno), si ricordano di aggiornare i vari utenti tipo una settimana prima della scadenza, con sommo gaudio di chiunque; non è un caso, appunto, che ogni anno detta scadenza venga posticipata di un paio di settimane.
Alla fine quindi non mi preoccupo e vengo assorbito da altre cose.
Si fa la prima settimana di Marzo, controllo il sito e quei 3800 sono ancora lì.
Qui gatta ci cova.
Decido di andare all'ufficio competente, a Sassari, che dista circa 30km da qui.
Arrivo un venerdì pomeriggio un po' in anticipo, notando che per una volta non c'è fila.
“Sta a vedere che stavolta riesco ad andare via da qui ad un orario decente.”
Arriva l'ora di apertura al pubblico, ma la porta non si apre.
Aspetto cinque minuti e ancora nulla.
Poi noto il foglio bellamente appeso sulla porta dell'ufficio, sommerso assieme ad un'altra ventina di fogli praticamente identici: gli orari di apertura al pubblico ora sono solo in 2 (DUE) giorni e solo a mezza giornata, tipo il lunedì solo la mattina e il martedì solo il pomeriggio e chiaramente questo foglio è una cosa completamente diversa rispetto a ciò che c'è scritto sul sito da me controllato mezzora prima e che sto controllando sul cellulare proprio in quel momento.
Dopo un salmodiare di bestemmie che avrebbe fatto impallidire un demonio, decido che no, col cazzo che mi rifaccio il viaggio e quindi busso.
Mi viene miracolosamente detto di entrare e riesco a parlare con una omina dell'ufficio, impegnata in una estenuante sessione di solitario (lo so, perché vedo il riflesso del monitor sui suoi occhiali). Dopo essermi beccato un cazziatone per essere arrivato in orario di non apertura al pubblico (ed a nulla valgono le mie rimostranze quando dico che sul sito ci sono degli orari completamente diversi), riesco a spiegare la mia situazione.

«...e quindi deve pagare 3800 euro in due rate.»
«Ma scusi eh, non le sembrano un po' troppe?»
La tipa mi guarda INTENSAMENTE per dieci secondi, poi *clickete*clickete* controlla la mia situazione.
«In effetti sì» risponde, dopo aver studiato per quasi mezzo minuto il monitor.
«E vorrei ben vedere.»
«Ma scusi lei ha dato conferma dell'ISEEU?» mi chiede.
«No» rispondo. «Perché avrei dovuto farlo, visto che non c'era scritto da nessuna parte che dovevo dare conferma dell'ISEEU?»
«Impossibile. Mandiamo a tutti una mail.»
«Che a me non è arrivata. Lo sa vero che le email non è mica detto che arrivino sempre?»
«Impossibile.»
Io la guardo come qualcuno a cui voglio fare molto male.
«Okay, diciamo che non ho confermato l'ISEEU. Cosa devo fare?»
«Eh ma lei non può piombare qui una settimana prima della scadenza eh, aveva tutto il mese per farlo eh, ora è troppo tardi...» e blabla inserire giustificazioni inesistenti per dire che non c'aveva voglia.
«Senta, io vengo da alghero, mi son fatto 30km e da qui non me ne vado senza una risposta.»
La tipa sbuffa, sbrontola, rompe il cazzo ma alla fine riesco a convincerla.
«Lei ha qui l'ISEEU, così posso aggiornare la sua situazione?»
«Visto che non sapevo di doverlo portare, no che non ce l'ho. Non sono neanche sicuro di averlo a casa, ma controllo.»
«Allora faccia così: controlli e poi mi comunichi la cifra. Non c'è neanche bisogno che rivenga qui, basta che mandi una email o che telefoni.»

Con queste preziosissime informazioni, torno a casa e cerco l'ISEEU che, giustamente, non riesco a trovare, perso in un marasma di cartaccia simile; ne becco però uno dell'anno scorso, controllo la cifra già inserita da me precedentemente e che non ho confermato e, bimbadabum, corrispondono in tutto e per tutto (chiaro, visto il mio reddito mica cambia).
Il giorno dopo è sabato e non c'è nessuno, quindi aspetto lunedì e telefono. Giustamente nessuno mi risponde (scemo io a crederci).
Scrivo una mail con le cifre giuste e nel frattempo provo a chiamare per tutta la mattinata, ma nessuno alza mai la fottuta cornetta.
Okay.
Arriva martedì, cerco ancora di contattarli via telefono ma nulla e anche l'email tace; siccome non sono coglione, la cosa mi puzza di marcio quindi decido di andare nuovamente a Sassari, in orario d'ufficio.
Arrivo con tre quarti d'ora di anticipo e scopro con somma delizia che ci sono venti persone prima di me. Oh gioia, o gaudio.
Un'ora di fila dopo, riesco a parlare con l'omina dell'ufficio,  diversa da quella con cui avevo già parlato.
Mi tocca sorbirmi un altro cazziatone sul fatto che dovevo pensarci prima a queste cose e mi chiede l'ISEEU.
«Scusi, ma non vi è arrivata l'email che vi ho spedito?»
La tipa mi guarda imbarazzata. «Sì, ma non va bene.»
«Ah no?»
«No. Come faccio io a sapere che le cifre che lei ha mandato, corrispondono al vero? Avrebbe dovuto FARE UNA FOTO DELL'ISEEU O MANDARE LA COPIA DIGITALE CERTIFICATA.» (lo metto maiuscolo e pure in grassetto per farvi capire cosa mi ha detto di preciso. Una foto o la copia digitale certificata (che non mi è stata mai data in tipo 10 anni che faccio ISEEU))
«Questo però venerdì non me l'avevate detto. Anzi, mi avevate detto che bastava che vi mandassi la cifra così la inserivate in due minuti sul pc.»
«Impossibile, non è la procedura corretta.»
«Guardi che non è che me lo sto inventando eh.»
La tipa mi guarda come se fossi un coglione.
«Vabè. Ha portato la copia cartacea dell'ISEEU?»
«Ecco a lei» dico, sfoderando il foglio dell'anno scorso. «Ho solo questo.»
«Ma questo non va bene.»
«Ah no?»
«No, è dell'anno scorso.»
«E quindi? Guardi che è uguale a quello di quest'anno.»
«Sì ma non va bene. Poi io devo fotocopiarlo e mandarlo chissàddove quindi ho bisogno della copia autenticata e aggiornata a quest'anno.»
«Cioè mi faccia capire bene: lei ha bisogno di fare una fotocopia ad un foglio che è esattamente identico a quello dell'anno scorso, però i dati li inserisce al computer in due minuti.»
«Esatto.»
Non potete immaginare lo sguardo che le sto rifilando.
«E quindi, visto che non trovo l'ISEEU di quest'anno, devo rifarlo.»
(per inciso: l'ISEEU è stato da me utilizzato per partecipare ad un concorso.)
«Certo! E si deve pure sbrigare, visto che la scadenza è questa settimana. Altrimenti le tocca pagare la mora.»
«Beh chiaro, perché tanto io ho i soldi che mi crescono in giardino.»
«Doveva pensarci prima» mi fa lei con tono duro.
«No, non dovevo pensarci io prima, siete voi che innanzitutto non mi mandate la mail, poi ogni anno ci mettete troppo tempo per aggiornare i vostri database e infine avete una burocrazia che non ha alcuna logica. Ma zero. Perché le cifre sono identiche a quelle dell'anno scorso, controlli pure i dati, che tanto lì risulta che l'ISEEU che io ho inserito è uguale identico a quello degli anni precedenti e non ha ALCUN SENSO che, nell'era dell'informatica a portata anche dei babbuini, lei debba farsi una fotocopia di un maledetto foglio quando i dati poi li inserisce al computer. Senza considerare che basterebbe una mia email, come quella che vi ho mandato venerdì, senza peraltro ricevere alcuna risposta, perché non ci sia bisogno di farmi fare su e giù da Alghero alla ricerca di un cavolo di foglio.»

«Eh ma è così, io non ci posso fare niente.»
Me ne vado, prima di spaccarle qualcosa sulla tempia.

Il giorno dopo mi reco al CAAF per avere una copia dell'ISEEU.

Continua.

martedì 5 maggio 2015

Scritto nel Sangue su Amazon

È uscito ieri su Amazon, la versione ebook di Scritto nel Sangue, scaricabile a questo indirizzo al prezzo di 2,99:

http://www.amazon.it/Scritto-nel-Sangue-Andrea-Alfonso-ebook/dp/B00WT2CT10/ref=tmm_kin_swatch_0?_encoding=UTF8&sr=&qid=


 


Per chi volesse è inoltre presente, sempre nella stessa pagina, anche la versione cartacea al prezzo di 9,99.

Qui nel frattempo fa un caldo bestiale e devo risolvere l'indovinello di un conto corrente (ergo visita in banca, fila e rotture di cazzo).
Però ecco se volete, voi pochi che ancora mi seguite (a volte penso di aver fatto malissimo a cambiare nome e target del Blog, però alla fin fine va pure bene così), potete anche farmi un po' di pubblicità linkando l'url qui sopra nei vostri blog.
Magari se un giorno ci incontriamo, riesco ad offrirvi un caffè (o una birra, dipende dai vostri gusti. Io prenderò una birra).

martedì 28 aprile 2015

Scritto nel Sangue - Data di uscita

Vi avevo promesso novità e, anche se non nei tempi che avevo previsto, sono finalmente lieto di annunciare l'uscita ufficiale del mio libro, Scritto nel sangue.


Disponibile già da ora la prenotazione per la versione cartacea, segnatevi questa data: 4 Maggio 2015.



Non starò qui a dirvi l'immane sbattimento che ho avuto in quest'ultimo mese, fra layout, epub, capirci qualcosa sul sito inglese, il TERRORE di dover buttare una settimana di lavoro perchè tra una conversione e l'altra, il file di testo s'era perso il 90% dei . ; magari lo tengo in serbo per il prossimo post.


Ora godiamoci assieme 'sto momento, almeno per un attimo, e che qualcuno me la mandi buona.
 


Poi, verso le stelle ed oltre.

venerdì 17 aprile 2015

Scritto nel Sangue - La Copertina

È con viva e vibrante soddisfazione, che sono lieto di presentare anche sul blog, la copertina del mio libro, Scritto nel Sangue.
Ammetto che il nome lassù in alto mi ha quasi commosso.


È fighissima, non trovate? (Click per ingrandire)



Prestissimo vi aggiornerò con altre novità, promesso.

lunedì 2 marzo 2015

Case editrici che.

A fine luglio del 2014, complice una calura estiva assordante, finisco l’ennesima revisione di Scritto nel Sangue e inizio a stilare una lista delle case editrici cui inviarlo.
Tra le tante, lo mandai a una casa editrice giovane e nuova, che si sta ricostruendo il catalogo, dopo un periodo di stop dovuto a cause di forza maggiore.
È una piccola realtà e mi viene descritta, da amici e conoscenti, come emergente, con tanta voglia di fare e piena di persone entusiaste.
Soprattutto, è una delle case editrici che pubblicano Fantasy, cosa da non sottovalutare.
Dovete sapere infatti che, al di là della situazione assolutamente disastrosa in cui versa l’editoria italiana, il genere Fantasy continua a essere qualcosa di “nicchia”, snobbato dalle masse ma, soprattutto dagli editori. Poco importa che, all’estero, i più grossi successi commerciali siano stati e siano tuttora dei Fantasy (Harry Potter vi dice qualcosa?), qui in Italia è un genere che fa fatica a trovare uno sbocco.
Non lasciatevi ingannare dai boom che ogni tanto sbucano fuori (il più recente, oramai in picchiata, fu quello de Il Trono di Spade ma tornando indietro, ci fu anche quello di quando uscirono i film del Signore degli Anelli e via dicendo), perché sono fenomeni, mode, destinate a esaurirsi in pochi mesi.
Comunque, dopo due settimane dall'invio mi rispondono entusiasti dicendo che sono piaciuto e vogliono pubblicarmi.
Chiaramente sono al settimo cielo: io, giovane coglione, che al mio primo scritto ho fatto tombola.
È una gran bella soddisfazione, credetemi.
Certo, la casa editrice è piccolina e la distribuzione non è granché, però essere piaciuto subito, soprattutto a una persona che a quanto mi dicono pubblica cose molto curate, mi manda davvero al settimo cielo.

Dopo uno scambio di email in cui mi spiegano per bene la loro proposta, la distribuzione che hanno e altre piccolezze, mi mandano il contratto standard, da visionare, per poi discuterlo assieme.
Io lo leggo, lo faccio visionare anche a chi ne sa più di me ed è buono, davvero: ho un buon trattamento, una percentuale giusta e via dicendo. Avrei giusto un paio di cose da rettificare, ma son davvero piccolezze.
Nel frattempo si fa agosto e, aspettando il contratto definitivo da firmare, si va in ferie.
È comprensibile in fondo: chi cazzo lavora ad Agosto? Nel frattempo, complice quest’ondata di entusiasmo, mi metto al lavoro su un altro Fantasy, una cosa che nella mia mente dovrebbe essere sul genere Epico con un sistema di magia nuovo; probabilmente, ne parlerò nel dettaglio più avanti.
Arriva settembre ed io aspetto trepidante una loro mail che però tarda ad arrivare.
Aspetto qualche settimana, poi mi decido a contattarli, ché l’attesa si sta facendo spasmodica ed io sono davvero ansioso di iniziare.
Come sempre mi viene risposto in modo veloce e gentile e mi viene essenzialmente detto: "Guarda, scusaci, siamo un po’ incasinati, ma non ti preoccupare che la prossima settimana ti mandiamo il contratto".
Vabbè, che male c’è in fondo.
Aspetto.
Passa la settimana, poi ne passano due e ancora nessuna notizia.
Decido di contattarli nuovamente, e la risposta tarda ad arrivare: nonostante continuino a essere gentili, quando prima ricevevo una risposta entro un giorno dal mio invio, adesso ne passano tre-quattro.
La risposta è sempre quella: “Scusaci, siamo incasinati ma la prossima settimana ti mandiamo il contratto"
A metà ottobre ricevo altre due offerte di pubblicazione: una non m’interessa, trattandosi solo di una pubblicazione in digitale, mentre l’altra è allettante; un'altra piccola realtà editoriale sembra essere interessata a me.
Io decido di lasciar stare, rispondendo loro che non sono interessato, perché oramai avevo già preso accordi e mi sembrava brutto un voltafaccia così a chi per primo si era dimostrato interessato alle mie parole.
Passo quindi tutto ottobre aspettando un loro segno vitale e inviando email cui mi viene sempre risposto sempre a quella maniera, mentre i tempi si allungano: da tre-quattro, arriviamo a cinque-sei giorni.
Arriva novembre e, dopo la mia ennesima sollecitazione, smettono di rispondere.
Passano i giorni e nessuno si fa vivo.
Mando nuovamente l’email per chiedere spiegazioni e niente.
Ne mando una-due-tre ma ancora nulla.
Io non sono un tipo cui piace rompere troppo le scatole a questa maniera, però penso almeno di meritare una risposta che, comunque, non arriva, nonostante oramai stia mandando un’email a settimana.
Nel frattempo, m’iscrivo su Facebook ad un gruppo chiamato "autori della casa editrice x", un gruppo non ufficiale dove chi ha pubblicato con loro scrive e si confronta, essenzialmente gli emergenti che stanno per o che vorrebbero pubblicare con loro. Parlo con alcuni di essi e mi sono continuamente confermati i feedback positivi (“sono persone entusiaste che amano il loro lavoro e mettono particolare cura nelle edizioni dei loro libri”); alcuni, come me, attendono il contratto definitivo che, comunque, arriva e viene firmato in tempi relativamente celeri, nonostante avessero inviato il manoscritto dopo di me. Qualcuno, addirittura, sta già iniziando la revisione assieme all’editor.
Il mio umore è oramai sotto le scarpe, la scrittura del nuovo romanzo sembra essere irrimediabilmente ferma a pagina 15 e, complici anche alcuni problemi personali, novembre si dimostra essere un mese veramente di merda.
Finalmente, a inizio dicembre, mi ricevo la tanto agognata risposta. La mail è lunga e articolata, ma si può sostanzialmente riassumere così: il romanzo ha bisogno di una pesante revisione, un intervento notevole (cosa che prima non era mai stata accennata) e, nel caso, sarebbe stato pubblicato nella seconda metà del 2015.
A me va bene, penso già di farmi vedere al Lucca Comics (che si svolge tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre) assieme a qualche amico libraio ma, comunque, la tempistica anche se lunga, non mi crea particolari problemi.
La mail prosegue con una frase che mi lascia un po’ stordito: le vacanze di natale sarebbero state prossime, quindi si sarebbe dovuto comunque rimandare il tutto ai primi di gennaio; se in questo lasso di tempo però, avessi trovato un altra casa editrice disposta a pubblicarmi, l’editore mi invitava ad accettare la loro offerta senza remore.
Il mio giramento di cazzo arriva a livelli paurosi: con una semplice frase, complice anche il comportamento via via più freddo dei mesi appena trascorsi, mi hanno fatto capire che forse, con me, avevan fatto il passo più lungo della gamba.
La mia risposta, è un semplice e laconico: “Va bene, ci sentiamo a gennaio”.
Passano le feste, arriva il nuovo anno e nessun segno di vita, ma a quel punto non mi aspettavo nulla di diverso.
A fine gennaio, più per curiosità che per speranza (che oramai non esiste più verso di loro), mando l’ennesima mail, senza ricevere alcuna risposta.
Chiaramente.


Sul gruppo non ufficiale di Facebook, leggo un post di uno degli utenti in cui chiedeva a che punto fossimo con le nostre pubblicazioni.
Io rispondo dapprima con un messaggio tipo “Io è meglio che non parli” poi, dopo le sollecitazioni degli utenti, decido di raccontare la mia storia, senza peraltro alcun particolare livore:




Il giorno dopo il mio commento, curiosamente, si fanno sentire con una lunga mail.
Giudicate voi:




A questa non rispondo neanche e considero definitivamente conclusa la mia avventura con questa particolare casa editrice.

martedì 24 febbraio 2015

Sons of Anarchy

Forse conoscerete/avete sentito parlare/avete visto Sons of Anarchy; trattasi di una serie tv prodotta da FX e creata da quel geniaccio di Kurt Sutter, una delle menti dietro quel capolavoro che fu The Shield (e se non sapete di cosa sto parlando, siete pregati di mettervi al passo. Sì, Gloria, se mi leggi ancora ce l'ho proprio con te:P).
Sons of Anarchy è essenzialmente l'Amleto (ma c'è anche molto Re Lear in mezzo), riletto in chiave moderna, dal punto di vista di un gruppo di motociclisti, un po' come sono gli Hell's Angels (se state pensando ad Easy Rider, ci siete abbastanza vicini) che, per tirare a campare, gestisce un fiorente traffico d'armi gentilmente fornitegli dalla RIRA.
Il protagonista della storia è Jax Teller, novello Amleto che, casualmente, ritrova uno dei vecchi diari del suo defunto genitore, il quale scrive di come il SAMCRO (acronimo per Sons of Anarchy Motorcycle Club Redwood Original), si stia oramai trasformando in qualcosa di molto diverso, più oscuro, rispetto a quello che lui e gli altri fondatori avessero in mente negli anni '70, quando il club fu fondato.
Uno dei "First 9", i fondatori dei Sons appunto, è Clay che, da novello Re Claudio, ne è l'attuale presidente nonchè patrigno di Jax, avendone sposato la madre, Gemma, una dark lady borchiata e manipolatrice per eccellenza.
Da qui si dipanano le vicende, tra sparatorie, tradimenti, dialoghi che sembrano presi di peso da Shakespeare, momenti comici e drammatici e via discorrendo, per sette splendide stagioni.
E sì, qualcuno obietterà che non sono esattamente tutte e sette splendide, ma io ribatto che nella serialità, è normale avere dei cali di tono: ci sono serie che si riprendono alla grande e continuano a sfornare ottimi episodi e a mantenere vivida e solida la trama principale, mentre altre restano ancorate nel letame in cui sono sprofondate (How I Met Your Mother, avete presente?).
Personalmente, ho trovato SoA una serie ottima che, anche nei suoi momenti più bassi, aveva sempre qualcosa da offrire, qualche pallottola da sparare, qualche idea interessante da offrire e questo gli fa perdonare, almeno ai miei occhi, tante piccole e grandi sviste.
La settima e ultima stagione, è andata in onda nell'autunno del 2014.
Io, per una serie di vicissitudini che non sto qui a raccontare, ho aspettato che finisse completamente, ho aspettato ancora qualche settimana fino a dicembre e poi me la sono sparata tutta di fila, per due pomeriggi/sere consecutivi.

Il giorno dopo, ho aperto Openoffice ed ho iniziato a scrivere un nuovo romanzo.

mercoledì 4 febbraio 2015

Regali.

Mancano solo dieci giorni a San Valentino ed io ancora non so cosa regalare alla mia mano destra.

lunedì 2 febbraio 2015

The story so far

È luglio ed io ho appena terminato la terza revisione del libro, quando decido di iniziare l'iter per sottoporlo a svariate case editrici.

La situazione, in italia è quanto di più desolante ci possa essere: i grossi nomi, come Mondadori, Fanucci o tutto quello collegato col gruppo Mauri, prendono oramai davvero in ben poca considerazione gli esordienti, lavorando praticamente solo tramite agente, se si tratta di scrittori italiani.
Se avete notato infatti, autori esordienti di questi grandi gruppi, si possono contare sulle dita di una mano monca e il numero si assottiglia di più se consideriamo la letteratura di genere (come è quello che scrivo io), anche considerando case editri che lavorano proprio in questo ambito (Fanucci, per esempio).
Un giovane autore, se vuole avere una possibilità, deve quindi rivolgersi a tutto quel sottobosco di piccoli e micro editori, che spesso fanno un buon lavoro, spinti sia dalla passione, sia dalla competenza. Massimo rispetto per questa gente e dico davvero, anche solo per avere a che fare con gli scrittori in generale, che ho scoperto essere una manica di soggettoni da manuale.
Per carità, io non mi reputo una persona normale ma almeno, in ambito letterario, mi considero poco più di un dilettante che sa mettere assieme due parole.
Scrivere un libro non è un compito difficile e dico davvero: la cosa che serve di più è la costanza e di quella possiamo farne uso tutti.
Più difficile (e lo è) è scrivere qualcosa che sia spendibile, vendibile: hai un'idea che credi sia fighissima? Bello, ma al 90% delle volte non è minimamente sufficiente.
Se parlate con un esordiente medio invece, avrete spesso a che fare con un individuo che, arroccato nelle sue convizioni, crede di essere il nuovo King, che ha inventato il nuovo mondo o la nuova magia fighissima, che ha fuso ben tre diversi generi letterari in un unicum e che quindi è un genio.
Da queste persone, credetemi, state alla larga.
Per questo poi ammiro moltissimo queste piccole case editrici che credono in quello che fanno, perchè loro i libri se li smazzulano davvero ed hanno a che fare con gente che crede di essere Stefano Benni e, magari, non accetta correzioni di alcun genere sul proprio manoscritto che è "perfetto così com'è". Continua a sognare, splendore.
Certo, non è tutto rose e fiori e chiaramente c'è chi lavora bene e chi lavora male ma, credetemi: fare l'editor è un lavoro spesso ingrato.

Più in là vi racconterò la mia esperienza e magari anche perchè sono stato assente per così tanto tempo.

lunedì 12 gennaio 2015

Reprise

Dopo mesi di peripezie, voglia che va e che viene, depressioni e malumori vari, sono al lavoro su una nuova storia.
Fatemi l'in bocca al lupo, che so già che è una roba che piacerà solo a me. Nei prossimi giorni ne parlerò meglio, per il momento cerchiamo di rimboccarci le maniche.